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martedì 10 marzo 2009

La nuova stagione

Dopo una lunghissima stagione di pioggie ininterrotte, seguita da qualche settimana di freddo intenso, finalmente comincia anche quest'anno a tirare aria di primavera. Il tempo pare essere più consono al progetto di allestimento di un nuovo orto, nel piccolo fazzoletto di terra ai piedi del palazzo condominiale o nel balconcino stretto ma soleggiato che si affaccia sul cortile sotto casa.
I vasi e la terra saranno quelli della scorsa stagione, che nei mesi freddi e umidi hanno riposato in penombra. La decomposizione delle radici delle vecchie piante ha arricchito nuovamente il terriccio delle sostanze nutritive consumate dal rigoglioso raccolto della passata stagione. Ho già rimescolato la terra nei vasi con concime fresco e aiuterò la crescita delle nuove piante aggiungendo via via sostanze naturali utili al loro sostentamento.

martedì 10 giugno 2008

Il giardino delle lucciole

Era maggio inoltrato quando, sul soffice tappeto ovattato del prato al di là della strada, fra i pioppi e le betulle dei giardini sotto l'arco di San Zeno, cominciavano a svolazzare colonie di lucciole. Tante minuscole lanternine luminose si aggiravano fra le tenebre, regalando poesia alle notti del quartiere.

primavera 2008 134Il giardino delle lucciole

domenica 8 giugno 2008

La neve di maggio

Passate alcune settimane dalle semine e spuntati i primi germogli, puntuale come il sole all'alba, con la calda brezza primaverile che spirava ad annunciare il bel tempo, arrivava la neve di maggio. Una mattina innumerevoli piccoli coriandoli bianchi volteggiavano nel cielo azzurro di un sabato tutto da vivere. La mia proverbiale pigrizia del week-end mi teneva rinchiuso in casa a sbadigliare fino al tramonto, mentre un sole compiacente scaldava i giardini e le strade della città. Se n'erano accorti l'origano che si ergeva con rinato orgoglio primaverile sul balcone della mia camera, i piccoli germogli delle zucchine che beffarde spalancavano i dicotiledoni al sole, il prezzemolo che infestava rigoglioso il fresco terriccio che lo ospitava da quasi due mesi, il pomodoro assetato che reclamava acqua da un asciutto vaso di terracotta.
Sono uscito poco dopo il crepuscolo, giacca sottobraccio per l'inevitabile ed incombente frescura della sera, con un via vai continuo di gente di fronte agli occhi ancora addormentati di un sabato tutto letargo.

Dovevamo aspettare maggio per vedere un sole ricominciare a risplendere: del resto non aveva altra scelta, nulla di nuovo.