| Esemplare di carosello chiaro con marcate striature longitudinali |
Deriva da particolari selezioni cucurbitacee che i contadini pugliesi hanno ottenuto incrociando cultivar di cetrioli e meloni dando vita, appunto, a diverse espressioni varietali che alcune ditte sementiere hanno oggi posto sotto il nome di "caroselli". In realtà nella tradizione locale questi ortaggi assumevano i nomi più bizzarri e svariati: dal cucummarazzo alla spureddha, dalla meloncella al barattiere o ciaciuffo, ecc.
Le denominazioni che per convenzione la moderna tassonomia commerciale ha attribuito a questi gioielli hanno differenziato le specie per luogo di provenienza (la cui individuazione è tuttavia sempre piuttosto difficoltosa) e caratteri botanici. Si va così dal "carosello mezzo lungo di Polignano" al "mezzo lungo barese", dal "tondo di Manduria" alla "spureddha bianca" o "scura" leccese, dallo "scopatizzo barese" al "carosello di Mazzafra". Altre varietà con peculiari caratteristiche botaniche sono ancora il barattiere, il cianciuffo di Fasano e il totarello barese. La biodiversità presente nella Puglia centro-meridionale nelle cultivar di queste particolarissime varietà di cetriolo-melone è assolutamente unica al mondo. Praticamente ogni zona ha il suo ecotipo locale ed è verosimile che molte altre varietà, un tempo diffuse, siano oggi introvabili o praticamente estinte.
I caroselli, dalle proprietà organolettiche ritenute dai più superiori a quelle dei classici cetrioli, vengono raccolti molto prima della maturazione (che li renderebbe morfologicamente più simili ai meloni ma dal sapore scadente) e consumati crudi in pinzimonio. Sono poco calorici, rinfrescanti e più digeribili del cetriolo, rispetto al quale conterrebbero peraltro minori quantità di sodio e di zuccheri.
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